Nel caso vi sia sfuggito, Callisto Tanzi ha dichiarato che sì, era a conoscenza del crac Parmalat e che ciò sia stato volutamente nascosto a lungo, ma non pensava che avrebbe danneggiato i cittadini, perché credeva che solo “investitori istituzionali” possedessero titoli azionari (marci). Mi ricorda la storiella di quel gerarca nazista che tentò di discolparsi sostenendo che sapeva sì, che fossero dei forni, ma pensava nel senso di quelli dove si fa il pane.
Comunque rallegratevi: da ieri, avendo Tanzi compiuto 70 anni, non potrà più andare in galera neanche se condannato grazie a quella bellissima legge che, ricordate?, risponde al nome di ex Cirielli
, che va giù dura coi piccoli criminali e allenta la presa sui potenti, promulgata indovinate da chi e per chi. Se ne parlava giusto tre anni fa.
E quindi, senza nemmeno più aspettare la sentenza che comunque, ci scommetto, sarà risibile rispetto al danno procurato e mai del tutto rimborsato, possiamo tranquillamente mettere la parola fine alla vicenda del crac Parmalat. Fine all’italiana, ovviamente.

Callisto Tanzi condannato: vittoria di Pirro per la giustizia