Estratto dalla puntata odierna, 20 gennaio 2008, di “Parliamo con l’Elefante”, condotto da Giuliano Ferrara su Radio 24 alle nove del mattino. Ovvero come, con suadenza, si alterino, enfatizzino od omettano argomenti, per adattare la realtà a favore del proprio punto di vista (e non, come dovrebbe essere, viceversa). Si parla di Eluana Englaro. I corsivi sono miei.
La prima domanda che voglio fare è la più semplice di tutte. La domanda è: in che mondo volote vivere.
Da un lato c’è un mondo che è quello della clinica del Beato TalamonI di Lecco. Ci sono le Suore Misericordine (che nome tenero) che si occupano di questa ragazza che diciassette anni fa si è addormentata (così, placidamente) e non si è più risvegliata. In realtà sto facendo un errore, un errore tipico. Eluana dorme, quando viene notte e poi si sveglia al mattino. ha il ciclo del sonno e della veglia (come ognuno di noi insomma, omettendo il termine coma irreversibile). Ha una reattività quasi inesistente, nel senso che è priva della vigilanza della coscienza, non ha una coscienza vigile (ah ecco. Sì insomma, è un pochino, appena un pochino, annebbiata), ma viene trattata, viene fatta passeggiare (e accompagnata a teatro, al cinema, in discoteca), viene curata in tutti gli aspetti e viene accudita. E’ quella che si dice la carità cristiana, è lo spirito di misericordia, le suore infatti sono le Suore Misericordine. Eluana è lì, Eluani è li e attende di vedere (Eluana non è vigile, non può attendere nulla) quale sarà il suo destino. Forse (Certamente) morira senza mai riprendere la vigilanza della sua coscienza, forse la scienza andrà avanti, le ricerche, ci saranno investimenti sulla ricerca (non con questo governo, ma pure con l’altro), la speranza, persino la speranza cristiana diventerà un fattore di crescita della ricerca (ce lo vedete il Vaticano investire in ricerca? Per lo studio del sangue di S. Gennaro, forse) e forse (no) un giorno, come è accaduto in qualche caso eccetera, si riuscirà a stabilire invece un ciclo di coscienza vigile.
L’altro (è già altro: non questo, altro) mondo è il mondo della clinica Città di Udine, adesso è tramontata questa ipotesi, ma era lì che stava per realizzarsi; l’ambulanza stava andando a prelevare Eluana (contro la sua volontà). L’altro mondo è un mondo in cui invece delle Suore Misericordine hai il plotone (il plotone. E perché non gli squadristi?) dei volontari che da tutte italia vanno in un istituto, in un istituto clinico dove si procede con le necessarie autorizzazioni e per decisione di un giudice smettono di nutrire e di offrire acqua, di idratare il corpo di Eluana e siccome, e siccome naturalmente morire di fame e di sete è una cosa terribile, diciamo questo, questo, questa cosa non si riesce a realizzare così facilmente perché dare la morte (tecnicamente non si dà la morte. Tecnicamente si smette di garantire la vita. Si noti che, peraltro, lo Stato non si cura – nel senso che non si pre/occupa – di garantire la vita ai suoi cittadini) per fame e per sete è una cosa terribile (sicuramente), è un tabù forte, un tabù forte ancora oggi nella nostra cultura. Questo mondo è il mondo dei volontari, dei, dei volontari che pensano che la carita in realta è offire la soluzione (vi fa venire in mente finale? Bravi, è proprio lo scopo del termine) dignitosa di morte a una persona, metterla in condizione di morire, farla morire, sopprimerla, per usare il linguaggio della verità (giusto, adesso è il linguaggio della verità. Prima invece Eluana dormiva).
Ci rompono i coglioni a destra e manca con la famiglia, quale ente ideale a priori, manco fosse il regno di dio in terra. Poi però la famiglia di Eluana, nello specifico: suo padre, non ha facoltà di parola. Decide lo Stato, di non decidere. Ma il punto centrale qui è che non ci troviamo di fronte ad un bivio, farla vivere o farla morire. Non siamo in equilibrio instabile, in bilico sul cucuzzolo di una montagna in cui puoi cadere da una parte o dall’altra. Eluana è già caduta. Diciassette anni fa. Si è incastrata in un crepaccio. Lì può restare o scendere. Non risalire.
E posso dirla tutta? Ai Giuliano Ferrara, ai Roberto Formigoni e ai Maurizio Sacconi, di Eluana, non gliene fotte un cazzo. Niente di niente. Di Sacconi non so, ma l’unica cosa al mondo che interessa a Ferrara e a Formigoni sono sé stessi. Personalità da manuale. Narcisi, arroganti e, ed è questo il paradosso più evidente, ma i loro sostenitori nemmeno se ne accorgono, probabilmente a loro volta troppo presi da sé stessi, senza un barlume di compassione, che poi è il primo, fondamentale, principio cristiano e proprio quello più spesso calpestato dai so called cristiani. C’è qualcuno che ritiene che Cristo, se fosse qui, si metterebbe a battibeccare sul sondino, anziché rivolgersi con compassione al padre di Eluana?







Ti sei dimenticato di annotare che lor signori di cui sopra appena ne hanno la possibilità, straparlano di cultura liberale, liberalismo ecc ecc che in casi come questi provoca il rivoltamento nella tomba dei liberali veri deceduti e il voltastomaco in quelli viventi. Avessero almeno il coraggio e le palle di fare una legge in cui si vieta tutto in tutti i casi e chi solo si avvicina ad un malato in coma viene fucilato all’istante, avrebbero almeno un po’ di stima per la coerenza da parte mia. Invece no: li vedi incapaci di assumersi qualsiasi responsabilità e venire fuori solo per opporsi ad un diritto altrui. Perciò fanno schifo.
Grazie del post. Ciao.
Grazie per questo posto
Giuliano Ferrara è un uomo di merda. Fa schifo.