Riassunto delle puntate precedenti: nel 2003 la Parmalat va in bancarotta per 13 miliardi di euro, il più grande crac finanziario della storia europea. Dopo cinque anni, nel 2008, Callisto Tanzi è condannato, in primo grado, a dieci anni di carcere per truffa dal tribunale di Milano.
Primo appunto: tutti gli altri vengono assolti o patteggiano o la fanno franca grazie alla legge ex-Cirielli.
Secondo appunto: con la legge sul processo breve che il governo vorrebbe varare, il processo sarebbe stato prescritto.
Terzo appunto: dieci anni di carcere a fronte di 13 miliardi di euro significa un giorno di galera per ogni circa 4 milioni di euro; di contro, negli stessi giorni, un furto di un pacchetto di biscotti del valore di 1,29 euro, fu punito con tre anni di carcere, perché il criminale era recidivo. Evidentemente amava i biscotti.
Quarto appunto: con lo sconto dei tre anni per l’indulto e quello sempre automaticamente assegnato per buona condotta, dai dieci anni di carcere si scende a quattro e mezzo: un giorno di galera per ogni 8 milioni e mezzo di euro.
Quinto appunto: in realtà, proprio grazie alla ex Cirielli, scritta apposta per evitare il carcare al settantenne Previti, ne beneficia anche il settantenne Tanzi: zero giorni di galera per 13 miliardi di euro.
Resta comunque ancora in svolgimento il processo che si svolge a Parma, ancora fermo in primo grado, per bancarotta, per il quale comunque varranno i suddetti appunti.
Nel frattempo, comunque, dalla sua mega villa a Parma, Tanzi si era ovviamente detto dispiaciuto, disposto a collaborare e ad aver già reso tutto ciò di cui disponesse.
Se non che, la settimana scorsa, la Guardia di Finanza gli ha sequestrato 19 quadri, tra cui alcuni Monet, Picasso e Van Gogh, nascosti nelle soffitte di amici e parenti, per un valore di oltre 100 milioni di euro.
Quindi io mi chiedo: cosa bisogna fare perché, in un paese civile e democratico, qualcuno si decida ad uccidere Tanzi?
