fa agli altri quello che non vuole sia fatto a lui
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20:37martedì11settembre2007
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VI Day

Quale che possa essere il mio o il vostro pensiero circa Beppe Grillo, ritengo assolutamente sottoscrivibile la sua proposta di legge: votazione diretta dei parlamentari – la preferenza insomma; incarico per due legislature al massimo; incandidabilità dei condannati con sentenza definitiva. Perché le liste bloccate sono uno scippo democratico; perché se perdere un pugno di parlamentari di valore – che comunque, lo vediamo, purtroppo non contano un cazzo – è il prezzo da pagare per scaricare la vagonata di mediocri, il saldo è comunque largamento positivo; perché checché ne pensi il caro Luca Sofri l’assunto che lo sconto della pena saldi il “conto” con la società è una questione ideale. Già oggi è prevista l’incandidabilità a diverse cariche pubbliche di enti locali per coloro sui quali grava una condanna definitiva e mi pare che la Corte Costituzionale non abbia avuto nulla da ridire. Riassumendo: è illegale vietare la candidatura di un condannato? No. E’ inelegante? Sempre meno di un condannato che abbia la faccia di bronzo di presentarsi alle elezioni, e tant’è. Perché per ogni Enzo Tortora messo dentro ingiustamente ce ne sono almeno due che la fanno franca. E il saldo sociale, che al di là di tutti i bei discorsi che si fanno è ciò che conta, va a farsi fottere. Perché al di là delle tristi eccezioni il nostro sistema giudiziario è innegabilmente più favorevole a Caino che ad Abele. L’esistenza degli avvocati ne è la prova inconfutabile.

E già che ci sono, alle tre proposte ne aggiungo qualcune, di mio: taglio della metà del numero di parlamentari e del loro stipendio; incompatibilità con qualsiasi altra carica o professione durante il corso del mandato; abolizione del vitalizio trascorsa metà legislatura: il reddito s’andrà ad assommare naturalmente a quello passato e futuro per il computo della pensione, come per tutti gli altri italiani.

E comunque oggi mi girano i coglioni.

Il sabato precedente, l’8 settembre, prestammo giuramento. Un fra era malato e per cui gli riservammo un giuramento in forma privata. Lo facemmo marciare per la camerata agghindato come un guerrigliero arabo. Senza alcun motivo particolare. Ma la beffarda coincidenza mi è sempre rimasta impressa nella mente. Quella mattina ero appena salito in camerata, quando udii un concitare provenire dalla sala tv. Uscii un caporale istruttore: “Hanno attaccato gli Stati Uniti. E’ caduta Babilonia”.

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