<p>Sarà perché non ho scheletri nell’armadio – ho dovuto vendere pure quelli per arrivare alla fine del mese – che sono tendenzialmente giustizialista. Mica nel senso tutti in galera, ma quelli che lo meritano sì, cristo. Per cui, da questo punto di vista, circa la pubblicazione online dei redditi degli italiani mi vien da dire e che problema c’è? Figurarsi se possa servire alla criminalità. Quelli già san benissimo chi possono colpire. Casomai, ecco, potresti scoprire che il tuo vicino con la Jaguar è nullatenente, questo sì. E non mi si venga a menarla con il paragone con gli altri paesi. E tutti gli altri paragoni assai più importanti? I costi più alti e gli stipendi più bassi?</p>
<p>Però un motivo per il quale io sia contrario a questa pubblicazione esiste. E’ la legge sulla privacy – e infatti poi è arrivato lo stop del Garante – che, spesso, più che uno strumento di protezione dei cittadini mi pare uno strumento di controllo. Che non ha fermato lo spam, la pubblicità in cassetta, quella telefonica e la moltiplicazione delle telecamere di sorveglianza e ognuno può leggere i miei dati sul whois. Però io non posso oscurare i miei dati (in Italia), per fare una foto ad una piazza dovrei chiedere il permesso a tutti quelli nell’inquadratura, non posso sapere chi ha la residenza a casa mia, nei tabulati telefonici oscurano gli ultimi due numeri delle chiamate che ho fatto io e non si può pubblicare una lista dei pedofili acclarati.</p>
<p>E con tutte queste colossali pippe mi vanno a pubblicare i redditi di tutti gli italiani. Non so, cos’era, voglia di rimarcare la meritata sconfitta elettorale a posteriori?</p>
