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10:14mercoledì24dicembre2008
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Regolare un’indagine

La Fiat non ha soldi per pagare i dipendenti, ma ha 17,8 milioni di dollari da versare agli Stati Uniti, 7 al dipartimento di Giustizia e 10 alla Sec, l’autorità che vigila sul mercato, per regolare un’indagine sul pagamento di presunte tangenti durante il programma Oil for Food in Iraq.

Che la Fiat sia colpevole si desume da due argomenti: la Fiat stessa ammette che si tratta di fatti che si riferiscono ad un governo non più in carica, quasi come fosse una giustificazione, quando invece è un’aggravante; se la Fiat, il potente di turno, accetta di pagare, vuol dire che è colpevole al di là di qualsiasi spregiudicato tentativo di cavarsela.

L’amara postilla è che quando il potente di turno accetta di pagare 10, vuol dire che l’operazione gli ha fruttato almeno 30. Ricordate amici: rubare conviene. Non sto parlando a voi pezzenti da qualche centinaia di euro, a voi vi beccano e vi fate cinque anni secchi di galera. Parlo di tanti, tanti soldi. Milioni, miliardi. Intanto potrete pagarvi fior fiore di avvocati. E poi se e quando si arriverà a sentenza, sempre che il fatto costituisca ancora reato, non vi daranno che una briciola del dovuto. Se poi vi fate scaltri e intestate tutto alla moglie siete in una botte di ferro.

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18:35giovedì29maggio2008
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Sono sempre gli altri

Il raid fascista ai danni degli immigrati del quartiere Pigneto a Roma era capitanato da uno col tatuaggio di Che Guevera, perché un immigrato aveva rubato il portafoglio ad una sua amica.

Silenzio della blogosfera di sinistra.

L’ex portavoce della Casa Bianca, texano, repubblicano, scrive un libro spiegando come l’amministrazione Bush – Bush stesso alla fine è quello che ne esce meno peggio – abbia mentito alla nazione.

Silenzio della blogosfera di destra.

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16:01domenica25marzo2007
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Tutto in famiglia

Se domani il governo statunitense promulgasse una legge per cui, alle successive elezioni, avessero diritto di voto solo i membri del governo, il mondo si straccerebbe le vesti gridando al colpo di stato ed alla dittatura, per quanto buone possano essere le intenzioni degli Stati Uniti.

Allora perché è dato per normale il fatto che ci sia un altro capo di stato – che come quello americano ha l’abitudine di impicciarsi negli affari di tutti e sostenere che Dio sia con lui – che non solo è eletto solo da una ristretta cerchia di persone, nominata dal capo di stato, ma resta pure in carica a vita?

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19:06giovedì4novembre2004
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Perché ha vinto Bush. Seriamente

Dopo aver sdrammatizzato l’evento passo ad un tentativo serio d’analisi: Bush ha dato più di Kerry l’idea dell’uomo forte, dell’icona cow boy, in grado di difendere l’interesse statunitense. Troppa forza secondo l’umore internazionale, la giusta forza secondo l’america ancora ferita dall’11 settembre. In mezzo c’è stata la mancata cattura di Osama Bin Laden, la voragine del deficit pubblico, i mille caduti americani in un Iraq tutt’altro che pacificato, lo scandalo Abu Grahib. Ed infatti il consenso stellare che il presidente aveva dopo il crollo delle torri si è azzerato fino ad annullarsi. Bush ha vinto sì, ma di misura: 3 milioni e mezzo di voti di differenza globali rispetto a Kerry sono rispettivamente l’1,21% della popolazione americana ed il 3,11% dei votanti. Se poi si considera che tecnicamente ha vinto per 150.000 voti di differenza in Ohio non si può negare che gli Stati Uniti siano perfettamente spaccati a metà.

Gli Stati Uniti si considerano in guerra e Bush si è sempre dichiarato _ efficacemente _ presidente di guerra. Kerry invece ha tentato di costruirsi un’immagine maggiormente diplomatica, pronto a riprendere un più forte multilateralismo. Per questo era il candidato del resto del mondo, per questo non era il candidato della profonda america a cui, per essere schietti, del multilateralismo importa assai poco. Ma Kerry aveva contro non solo un’immagine effettivamente nebulosa ed altalenante (e diciamoci la verità, una gran faccia da bolso), ha pure impostato malamente la campagna elettorale, puntando inizialmente sui suoi successi militari (sino a diventare quasi una barzelletta), poi sui temi sociali ed economici, ma non quelli su cui ci fosse ampio consenso, bensì quelli scottanti e su la nazione era già di per sé spaccata. Solo all’ultimo Kerry ha tentato di allinearsi all’immagine presidenziale focalizzandosi sulla questione della guerra al terrorismo. Troppo tardi.

O forse, come già ho ipotizzato, fu troppo tardi già il 2 marzo, il big tuesday, in cui Kerry si avviò definitivamente a vincere le primarie contro il più giovane e carismatico Edwards. Non a caso il dibattito tra il giovane senatore del North Carolina ed il vicepresidente Cheney è stato assai più interessante di quelli tra i due candidati presidenti. Edwards aveva dalla sua la giovinezza, il carisma ed il carattere che a Kerry sono mancati. E se di Kerry, tra quattro anni probabilmente non si sentirà più parlare, mi auguro non accado lo stesso per il candidato vicepresidente.

Ma attenzione, non si può ridurre la vittoria dei repubblicani alla sola questione degli errori dei democratici. In molti sostengono che LA vittoria, intesa come il colpo di reni finale che ha impalmato Bush, sia da attribuire a Karl Rove ed alla sua abilità a portare al voto più di 4 milioni di cristiani conservatori del profondo Sud che nel 2000 avevano disertato il voto.

Ma la vittoria sarà per Bush anche un esame: avendone la facoltà, dovrà ora saper dimostrare al mondo intero di saper correggere i gravi errori del suo primo mandato, questione irachena in primis. In questo senso la sua rielezione è un grande atto di fede. L’augurio che gli faccio volentieri è che possa dimostrare che non è stata una fede malriposta.

E per noi cambia qualcosa? A pelle direi che la vittoria di Bush è politicamente un vantaggio per l’Italia: se avesse vinto Kerry il nostro paese avrebbe probabilmente perso qualche posizione nell’ordine delle amicizie statunitensi, dovendosi maggiormente concentrare il democratico a ricucire le alleanze incrinate, Francia, Germania e Spagna. Non solo: la vittoria di Kerry avrebbe messo in imbarazzo anche la nostrana opposizione, sua tifosa più per necessità che per convinzione, per via della questione irachena. Lo sfidante aveva chiaramente espresso la volontà di restare in Iraq, al contrario della continua spinta al disimpegno della GAD. Come avrebbe gestito la sinitra questo imbarazzo politico? Non lo sapremo mai, avendo vinto Bush le elezioni.

A lui l’onore delle armi quindi, con l’augurio che alla forza si affianchi la saggezza.

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00:34giovedì4novembre2004
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Flip flop? Flop!

Però sarebbe stato divertente se tre ore dopo aver telefonato al rieletto Presidente Bush per congratularsi, rinunciando al riconteggio dei voti in Ohio, John Kerry avesse chiesto un riconteggio dei voti in Ohio.

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00:17giovedì4novembre2004
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Perché ha vinto Bush #3

John Edwards

Perché alle primarie democratiche doveva vincere lui.

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19:41mercoledì3novembre2004
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Perché ha vinto Bush #2

Anche il sottoscritto sospetta di avere qualche responsabilità: ho sbagliato pronostici alle Politiche del 1996, alle Politiche del 2001, alle Europee del 2004, e quindi alle Americane del 2004.

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19:31mercoledì3novembre2004
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Perché ha vinto Bush

Good Morning America

Con una valanga di voti gli americani cacciano Bush dalla Casa bianca. Venti milioni di elettori in più rispetto al 2000 portano Kerry alla presidenza. Nella notte gli exit poll decretano la sconfitta dell’uomo della guerra preventiva: 311 voti elettorali a Kerry, solo 213 a Bush.

Questo il titolo del Manifesto uscito oggi. Ha ragione Berlusconi a demonizzare la sinistra: porta tanta di quella sfiga da riuscire a condizione le elezioni di stati stranieri. E questo significa che non può non avere qualche sorta di potere occulto.

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