C’è questa folla che oggi si raduna in piazza S. Giovanni a Roma per il so-called “Family Day”. Anzitutto intendiamoci. Questa è una manifestazione di opposizione non di proposizione. In cinquant’anni non se n’è mai sentita l’esigenza, neppure negli anni recenti, quando è diventato sempre più difficile metter su famiglia per le giovani coppie. Ma appena un governo propone una legge a favore delle coppie conviventi, bam, ecco scendere in campo i crociati della famiglia.
V’è poi un’evidente questione di malafede. Costoro si professano difensori della famiglia, ma dovrebbero dichiararsi, coerentemente, difensori del matrimonio. Perché a casa mia papà, mamma, fratelli, sorelle (ma anche zii, nonni e nipoti) son famiglia, che papà e mamma siano sposati o meno. O volete davvero darmi ad intendere che un bambino i cui genitori non siano sposati non sia autorizzato ad usare il termine famiglia? Cos’è, un marchio registrato?
C’è poi la questione principale. Che è che, dal punto di vista concettuale, la famiglia è la cosa che meno di qualunque altra al mondo ha bisogno di una qualsivoglia manifestazione. E’ più importante il giorno della barbabietola per dire. Per concettuale intendo l’idea astratta che la “famiglia” vada tutelata, non la questione pratica, i problemi di tutti i giorni insomma, che quelli ce li han pure i papà e le mamme non sposati. E ciò dimostra inequivobilmente che il Family Day è manifestazione del primo tipo, sennò sarebbe stata aperta ai conviventi e non contro.
E’ la meno importante del mondo perché, concettualmente, a fare una famiglia non ci vuole un cazzo. Anzi, scusate, è il contrario: basta giusto solo un cazzo. Pigli e figli. Eccola qua, la famiglia. E la cosa più facile del mondo. Lo Stato ti obbliga a studiare e poi a fare un esame, per guidare devi fare un esame, per adottare un bambino devi fare un esame. Figliare, invece, che è l’atto più divino tra tutti quelli che una persona possa compiere, quello, lo posson fare tutti. Pure i figli di puttana. Lo Stato, casomai, interviene a posteriori, quando i figli son già stati stuprati o venduti.
Ecco questo sarebbe un bel tema per un Family Day: è giusto che tutti abbiano il diritto di poter fare una famiglia? Un tema devastante, lo so. Ma coraggioso, almeno. Anche perché solleverebbe il non piccolo problema del chi decide chi possa o no? Lo Stato, ovviamente. (Scordatevi il Vaticano: fa nazione a sé). Mi rendo perfettamente conto, io stesso, dell’immagine estremamente comunista dell’idea. Però, in tal senso, uno Stato non può permettersi l’ipocrisia che, appunto, se il bambino te lo fai da solo nessun problema, se lo vuoi adottare ti esaminano pure il buco del culo. Il valore morale di una persona – che è la ragione dell’esame per gli adottanti – non è correlato al suo grado di fertilità.
Per cui o figli per tutti, e se figli allora anche patente e lavoro, oppure esami per tutti. Anche per gli sposati che stan cantando in piazza con la chitarra in mano.