è così sensibile che piange guardando Mr. Bean
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commercianti

20:12giovedì11dicembre2008
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Se non hanno pane, che mangino Parmigiano

Parmigiano ReggianoSta cosa me l’ero persa, anche se in effetti il Corriere ne parlava ad ottobre. Comunque oggi Carletto Darwin riporta un articolo del WSJ: il governo italiano acquisterà 200 mila forme tra Parmigiano e Grana che poi devolverà in “beneficienza ai poveri”. Costo dell’operazione: 50 milioni di euro. Ma lo scopo principale è quello di aiutare i produttori che, con la crisi, producono ad un costo superiore a quello di vendita – o almeno così sostengono. Che se stavamo a dar retta a tutti le lagne dell’ex presidente della Confcommercio Billè (indagato) avremmo dovuto fare una finanziaria solo per aiutare i commercianti. Quelli dell’operazione ricarico sull’euro.

Un po’ incazzati i poveri: e su che cazzo lo usiamo il formaggio, che non abbiamo di che mangiare? A questo punto si attende con ansia che il governo risponda al disperato appello dei produttori di grattuge Alessi così, per soli altri venti, trenta milioni di euro, i poveri potranno avere il set completo. Ma e poi? Vogliamo lasciarli senza piatti, posate e tovaglioli? E i bicchieri? Che i poveri devono bere a terra come gli animali? E soprattutto, che i produttori di bicchieri non hanno pure loro la crisi, perdio?

(Il punto è che il Parmigiano ed il Grana, sono alimenti accessori, cazzo. Oltretutto uno non si inventa a farli da un giorno all’altro. Si parla di produttori storici e che i loro momenti d’oro li hanno certo avuti. Che cazzo di diritto hanno più di qualsiasi altra categoria? E questo mentre migliaia di lavoratori – sottoscritto incluso – rischiano di restare a casa da gennaio. Vaffanculo)

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16:04giovedì26giugno2008
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Quello che va bene per i trasporti va bene per l’Italia (e se no cazzi suoi)

Il governo ha siglato un protocollo d’intesa coi camionisti per cui, oltre ad una serie di incentivi, è fissata una scala mobile tra il costo del gasolio e quello delle merci trasportate. Tradotto: il costo sarà scaricato sull’aumento dei prezzi al consumo. Pardon, su un ulteriore aumento, visto che già i prezzi son schizzati per via dell’impennata del greggio. Oltretutto si scrive scala mobile, ma si sottintende verso l’alto. Che voi l’avete mai visto un sostanzioso calo dei prezzi da che mondo è mondo? Sì, quando uno Stato fallisce.

Perché funziona così: lungi dal rappresentare il valore di uno scambio equo, i prezzi vengono spinti in alto finché è possibile. Certo, nessuno si mette a vendere le zucchine a 20 euro al chilo, ma solo perché nessuno le comprerebbe. Ma se la marchiassero Dolce & Gabbana son certo che qualche fighetta se le comprerebbe, vi lascio immaginare per cosa.

I prezzi salgono solo fino al prezzo a cui una parte sufficiente dei consumatori continua a comprare. Quando si supera la soglia e i consumi calano, calano i prezzi? No. Raggiunta la soglia gli esercenti vanno a piangere dal governo a chiedere sgravi, protezioni e aiuti per tirare ancora un po’ avanti. Solo se proprio non cavano un ragno dal buco, i prezzi, con calma, scendono. Se nel frattempo qualche consumatore è saltato chi se ne fotte. L’importante è che il consumismo, nel suo insieme, sopravviva.

Il sottosegretario Giachino, responsabile della trattativa, dice contento parafrasando l’avvocato Agnelli che quello che va bene per i trasporti va bene per l’Italia. Ecco, questa va un bel po’ analizzata:

  • L’avvocato Agnelli si interessava di trasporti perché faceva macchine. O, con rigore storico, perché ha ereditato un’azienda che faceva macchine mentre lui andava in giro a fottere. Non si nutre alcun dubbio qui che se avesse fatto bombe avrebbe detto che la guerra era una buona cosa per l’Italia. O, ancora con rigore storico, non bombe, ma le mine sì che le ha fatte, acquistando nel 1984 la Valsella.
  • Più sinceramente la suddetta avrebbe dovuto essere quello che va bene per i trasporti che faccio io va bene per me e quindi deve andare bene per l’Italia. Perché in verità all’Italia avrebbe fatto meglio più trasporto su rotaia che su gomma. Ma Agnelli produceva camion, mica treni. Altrimenti saremmo stati la nazione più ferrata al mondo.
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20:19giovedì13dicembre2007
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E’ l’ora della pacificazione

Bene. Ora che i camionisti sono ripartiti lasciandoci con qualcosa tipo 2 miliardi di euro di danni e simpatici commercianti che subito hanno speculato sul prezzo degli alimentari, direi che il minimo che ogni cittadino con un po’ di spirito civico dovrebbe fare, sarebbe tagliare una gomma ad un camion (gli stessi camionisti non si son fatti alcun problema a farlo coi colleghi che non hanno voluto scioperare).

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14:59lunedì22settembre2003
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Caro Euro: una soluzione

Parliamo di un argomento al cui solo pensiero prudonomi le mani: il caro Euro.

Come ricorderete, i mesi precedenti all’introduzione della nuova moneta videro una serie di intensi dibatti sull’avvenimento. Uno dei punti centrali era: IN CHE MODO ANDRANNO ARROTONDATI I CENTESIMI? La questione era fondamentale visto che le conversioni avrebbero prodotto, praticamente in ogni caso, cifre con svariati decimali: morale della favola, si sarebbe dovuto troncare alla seconda cifra decimale arrontondando in base alla terza (se la terza era da 0 a 4, la seconda restava tale; se da 5 a 0, la seconda aumentava di 1). Era facile prevedere però che qualche furbo avrebbe lucrato sui centesimi, in modo da trarne un maggior guadagno. Infine giunse l’Euro, e si videro tante code agli sportelli per acquistare il kit con le nuove monete. La curiosità era tanta. Curiosità che avrebbe però avuto un prezzo.

Non si sa bene come cominciò. Non esiste una pietra miliare ben definibile. Ma la cosa certa è che cominciò presto. Si cominciò a notare un certo innalzarsi dei prezzi, prima sporadicamente, e poi la marea investì dilagando il paese. Dovunque la gente andava lamentandosi dei prezzi. Ben presto fu chiaro il meccanismo: una buona parte di commercianti avevano aggirato il complicatissimo problema dell’arrotondamento, inventandone uno tondo tondo e ben chiaro: tipo da 0.93 a 1 euro.

I cittadini (e vorrei sottolineare che non uso la parola consumatori, che detesto) lamentavano rincari anche ben maggiori, nell’ordine del 100% in alcuni settori. La risposta che venne dai chiamati in causa fu:

Solo casi sporadici”

Ora, i signori del Governo, che dovevano vigilare sulla questione, hanno lasciato andare le cose come sono andate. Non solo: sapete qual’è stata la soluzione geniale per rilanciare la stagnante economia? Il famigerato e vergognoso spot: L’Economia gira con te, quello in cui il consumatore, come loro vogliono, acquista la sua bella spesa ad i prezzi che loro impongono, e tutti per strada lo ringraziano.

MA VAFFANCULO.

I signori commercianti, se non sbaglio, in Italia hanno la più alta percentuale di presenza rispetto ai cittadini, dell’Unione Europea. Questo significa che ci sono moltissime persone che sono libere di fissare i prezzi come vogliono. Questo di per sé non ha nulla di male, a meno che un’ondata di ingordigia non attraversi questa categoria e stimoli un rialzo generale dei prezzi. Ed infatti hanno fatto proprio i loro grassi comodi, difesi da un miope presidente che sostiene a spada tratta la loro totale estraneità all’aumento del costo della vita, che “non è aumentato”: l’Istat, bandieruola del Governo, ci ricorda che da due anni a questa parte l’inflazione è intorno al 2.rotti %, quando in realtà sarà stata almeno del 10%. Evidentemente per lavorare all’Istat non serve conoscere matematica e società. I vertici Istat andrebbero immediatamente rimossi per incapacità, il paniere dovrebbe essere reso pubblico, così come il metodo per calcolare l’inflazione. E far si che le associazioni di cittadini possano dire la loro.

Dunque il quadro è che l’arbitro non ha arbitrato, gli “avversari” hanno barato ed hanno pure la faccia di culo di lamentarsi.

Un esempio concreto con nomi e cognomi?

Se anche le scarpe fossero aumentato del 100% a causa del caro euro, certo la cosa mi farebbe vomitare, ma non incazzare quanto l’aumento di frutta e verdura, ed alimentari in generale, indispensabili per la salute ed il nutrimento quotidiano.

Secondariamente: il folle costo delle verdure ci è stato giustificato con l’eccezionale siccità di questa estate. Ora, nel mio modestissimo orticello 4 x 2, personalmente zappato ed innaffiato a mano, le zucchine sono cresciute. Ma concessa anche la suddetta attenuante (che ormai però è giocata praticamente tutto l’anno), sarebbero dovuti lievitare i prezzi alla produzione no?

E invece:

100 coltivatori di Cavallino Treporti (Venezia) hanno venduto le zucchine a 1 / 1.10 euro al kg. al commerciante all’ingrosso COF SRL.

COF SRL ha venduto le zucchine al Mercato Generale ortofrutticolo di Milano a 1.30 euro al kg. ai commercianti al dettaglio.

I commercianti al dettaglio:
ESSELUNGA Via Bergamo, Milano, ha venduto al pubblico le zucchine a 2.25 euro al kg. (+125%)
NEGOZIO ORTOFRUTTA “ORTOFRESCO” Via Montenero, Milano, le ha vendute a 3.90 euro al kg. (+290%)
NEGOZIO ORTOFRUTTA Piazza Tricolore, Milano, ha venduto le zucchine a 6.20 euro al kg. (+520%)

Orbene, come si risponde a questi dati? Che sicuramente non sono un caso, visto che le verdure sono aumentate ovunque (ognuno di voi lo potrà toccare con mano).

Spinoso è anche il problema della soluzione.

La complessità è legata alla diffusione del fenomeno ed alla possibilità o meno di un intervento statale in tali questioni economiche.

1) Ogni cittadino dovrebbe già di conto suo selezionare dove fare acquisti.
Il problema è però che non tutti hanno il tempo per andare in un posto anziché un altro, solo per poter risparmiare qualcosa. Secondariamente, gli aumenti sono diffusi a macchia d’olio. In linea di massima però convengono sempre i supermercati rispetto ai piccoli commercianti.
Inoltre, se anziche fare 1 giorno di sciopero dei consumi, ci si sforzasse a fare 1 settimana secca, credo che la forza d’impatto sarebbe tale da far abbassare le orecchie a molti truffatori.

2) Commissione di Vigilanza sui Prezzi.
Quest’operazione sarebbe particolarmente complessa. Fino a che punto lo Stato si può intromettere nel libero commercio (parlo non solo dal punto di vista “morale”, ma anche “economico”: immagino ci siano regolamenti che l’Unione Europea ha imposto.
In linea teorica, questo è ciò che proporrei.
Si dovrebbero recuperare i prezzi medi dei beni precedenti all’introduzione dell’Euro e compararli a quelli attuali. Chi ha superato di un TOT il tasso di inflazione che l’ISTAT ci ha spacciato, viene multato molto pesantemente con accusa di speculazione.
Poiché secondo Billè, che non fa che chiedere a gran voce una soluzione per l’aumento dei consumi, i truffatori sono pochi, non avrà nulla da preoccuparsi per la sua categoria no?
Questo però è utopistico, mi spiego meglio:

MORTALE ERRORE E’ STATO AVER PUBBLICATO IN QUESTI 2 ANNI UN TASSO DI INFLAZIONE TOTALMENTE SBAGLIATO. L’inflazione rappresenta il costo della vita, se fosse calcolata correttamente, sarebbe appunto il costo della vista stessa! Se si fosse pubblicato correttamente il 10+%, almeno i salari sarebbero stati maggiormente adeguati. Invece si è nascosta la testa sotto la sabbia, e si è impedita la contromisura da parte dei cittadini o le sanzioni da parte del Governo.

Ora, ripeto, non so se esistano strumenti legislativi che permettano di fissare un tetto al costo della vita ma, fosse per me, andrebbero creati. O sotto forma di incentivi per gli onesti o disincentivi per i disonesti.

Perché se è vero che ogni commerciante è libero di fissare un prezzo, se il 90% dei commercianti rialzano i prezzi, senza motivo fattuale, ciò si configura de facto come un cartello. E questo può essere punito.

Fratelli d'Italia 5.0 © 2003 - 2008 by Domiziano Galia.