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Post che trattano di

crisi

19:04mercoledì4agosto2010
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Tempismo

Ieri ho mandato il mio curriculum a Unicredit. Oggi Unicredit ha annunciato 4.700 licenziamenti.

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13:34mercoledì4agosto2010
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E’ iniziata la ripresa. Della crisi

Mi è arrivato il sussidio di disoccupazione dell’INPS: 22,83 euro.

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21:15giovedì11marzo2010
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Il governo preparara il rilancio. Della crisi

Al via la Banca del Sud. Berlusconi: Non sarà un carrozzone pubblico. Gliel’ha promesso la camorra.

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20:27martedì29dicembre2009
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Se dico che bisognerebbe tirare statuette del duomo contro le banche è un reato?

Ne avevo già parlato, per conoscenza in prima persona, lo scorso 20 ottobre. Oggi lo certifica l’Antitrust: tra le genericamente fumose misure anti crisi, a fine 2008 il governo aveva abolito la Commissione di Massimo Scoperto che le banche applicavano a chi andava in rosso sul conto.

Le banche, tutte le banche, si sono adeguate all’italiana, introducendo al suo posto l’Indennità di Sconfinamento (o similmente chiamata), che già farebbe girare a mille i coglioni se fosse semplicemente la stessa cosa con un nome diverso. E invece è molto più costosa.

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14:17giovedì29ottobre2009
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Berlusconi: “Il peggio è alle spalle”

Di Marrazzo.

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18:05martedì20ottobre2009
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Misure anti crisi

Mentre tutti avvertono la crisi, nessuno, tra le decine di persone a cui l’ho chiesto, ha avvertito un qualche beneficio dal famigerato pacchetto anti-crisi varato dal governo. Immagino si tratti di un puro caso, per cui giro la domanda a tutti coloro che leggano questo post: avete avvertito la crisi e avete avuto qualche giovamento dal pacchetto anti crisi?

In verità ho scoperto una categoria che, zitta zitta, s’è fatta la propria misura anti crisi in casa: le banche. Dalla fine di giugno è stato introdotta la clausola di indennità di sconfinamento. Nello specifico tratto del Banco Popolare, che è quello che cura le mie misere finanze. Per ogni giorno di scoperto, per i privati cittadini, c’è una mora di 5 euro, fino ad un massimo di 40. Che è ancora ancora sopportabile.

La vera chicca però arriva per le aziende: la mora parte da 10 euro al giorno, per sconfinamenti fino a 5.000 euro e sale fino a 600 euro al giorno per sconfinamento oltre i 4 milioni di euro. Il punto è che non esiste un massimale. Ciò vuol dire che se un’azienda va sotto di un centesimo, la banca gli chiede 10 euro al giorno. Se nessuno se ne accorge, a fine trimestre arriva l’estratto conto con un’indennità di sconfinamento di 900 euro.

E però le banche hanno snobbato i Tremonti Bond perché non ne hanno bisogno per aiutare le imprese. Ad essere fottute.

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18:50martedì17febbraio2009
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We Didn’t Start the Fire – 2009 Edition

Una crisi mondiale, lo Stato contro Englaro, tentativi di golpe, uno stupro al giorno, Facebook diventa proprietario di tutti i contenuti, il Vaticano revoca la scomunica ad un negazionista, migliaia di disoccupati, milioni di euro alla Fiat, i concessionari che piangevano miseria già si fregano le mani, Napoli nella merda (tanto per cambiare), Soru perde, Veltroni si dimette, Mastella torna in campo, l’Antitrust multa Tim e Vodafone meno di quanto hanno incassato con una condotta illecita, Gabriella Carlucci si prepara ad oscurare (nel senso medievale) internet.

Continuate voi.

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19:19giovedì5febbraio2009
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Venga il Tuo regno. A spazzare via questa merda di paese

Quanto vorrei che il governo mettesse lo stesso assillante impegno che sta profondendo per bloccare la sospensione dell’alimentazione forzata di Eluana Englaro nel fare qualsiasi altra legge a favore di tutti quegli italiani che hanno problemi (altrettanto) seri: chi si dissangua per le cure mediche, chi per l’assistenza degli anziani, chi abbia perso il lavoro, chi non abbia una casa.

Invece, da una parte si accanisce su questo caso, e solo esclusivamente per il suo valore simbolico: della sofferenza silenziosa se ne sbatte i coglioni. Dall’altra è pronto a varare il piano anticrisi – nel frattempo la cifra dei lavoratori a rischio nel comparto auto è salita magicamente ad un milione, che se non si sbrigano scopriremo che tutti i 50 milioni di italiani lavorano per la Fiat – con delle misure che aiuteranno da una parte solo le grandi aziende, dall’altra le fasce sociali sostanzialmente benestanti, perché per chi è davvero nei guai, comprare una macchina nuova o ristrutturare la casa, non è certo all’ordine del giorno.

Ma e poi: ormai la macchina ce l’hanno quasi tutti. Chi non ce l’ha e ne abbia bisogno, la comprerebbe comunque. Averne una nuova, invece, è una spesa assolutamente superflua. Ed è ovvio che in un momento di crisi, un mercato praticamente perennemente saturo come quello delle automobili sia il primo ad essere svantaggiato. E’ probabile che in questo periodo la gente cambi meno spesso anche il cellulare. Dovremmo versare qualche miliardata anche alla Nokia, alla Sony e perché no alla Apple, no?

Ah no, vero. Quelle non hanno migliaia di lavoratori italiani che da cinquant’anni vengono regolarmente usati come strumento di ricatto nei confronti dello Stato.

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10:52venerdì30gennaio2009
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Quando diceva un milione di posti di lavoro, intendeva persi?

Ricordo che qualche mese fa Tremonti insisteva sul fatto che saremmo stati protetti dalla ricaduta della crisi americana perché il nostro sistema bancario, forse anche a causa del suo ingessamento, avrebbe retto. E infatti il sistema bancario ha retto. E’ il paese che sta andando a puttane.

Prima Marchionne spara 60 mila posti di lavoro a rischio nel settore auto, Montezemolo esorte pure a “fare presto”, Confindustria rilancia a 300 mila più 250 mila nel settore costruzioni. Più di mezzo milione. Ecco io vorrei che qualcuno mi spiegasse per filo e per segno in che modo e per quali vie questa crisi stia avendo questi effetti. Già potrei capire il settore auto, ma un settore “immobile” come le costruzioni?

Insomma, non è che qui qualcuno stia approfittando della tempesta per lucrarci un po’ su, no? E tutti i guadagni netti che il settore auto ed immobiliare hanno fruttato negli anni ricchi, saranno impiegati per far fronte alla crisi o tenuti al caldo mentre ci pensa lo Stato a togliere le castagne dal fuoco? E tutti i singoli lavoratori che non fanno comparto e che egualmente perderanno il lavoro, a loro non va niente perché non fanno lobby?

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12:08mercoledì28gennaio2009

Questione di priorità

Sentite un po’, parliamo di questi possibili aiuti al settore auto, che dovrebbero concretizzarsi come incentivi alla rottamazione. Anzitutto: o sono destinati a tutto il settore in generale, e allora dividi la torta per tutti i produttori e quindi non ottieni certo una misura funzionale a salvare neanche un posto di lavoro per cui sono soldi buttati. Oppure sono destinati solo alla Fiat – come suggeriscono gli incontri faccia a faccia tra governo e dirigenza – il che non potrebbe essere possibile, ma tanto in caso prima lo fanno, la Fiat ci guadagna, e poi in caso l’Europa ci multerà, e pagheremo noi cittadini.

In questa seconda evenienza, che ritengo la più probabile, mi chiedo. La Fiat, di suo, ci metterà qualcosa? Per esempio: la 500 costa dagli 11 ai 15 mila euro. Quanto sarà il guadagno netto, tolte tutte le spese di produzione, per ogni vettura? Certo un calcolo preciso non è possibile, ma sicuramente è possibile una buonissima stima. Ecco io vorrei che, prima di ottenere qualsiasi aiuto, Fiat ci dicesse ufficialmente quanto ricava. Pochissimo, fino ad un massimo di 500 euro a vettura, per cui il vantaggio è nella vendita di massa? Oppure dai 1000 euro in su? Perché allora, visto che in molti stiamo in difficoltà, alcuni più di altri e sicuramente l’azionariato Fiat se la cava molto meglio della maggioranza dei cittadini, sarebbe cosa buona e giusta che facessero la loro, riducendo perlomeno temporaneamente, il guadagno, se proprio hanno così tanto il culo in fiamme.

Concludendo, peraltro, che gli incentivi alla rottamazione non vanno certo a vantaggio delle fasce sociali più deboli. Non sono mille euro di differenza, su diecimila, che ti spingono a cambiare vettura se hai difficoltà ad arrivare fine mese. Neanche fossero cinquemila. E’ questione di priorità. E gli aiuti al settore auto non lo sono di certo.

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