Al di là di tutto esiste il problema, ammesso in primo luogo dalle stesse autorità rumene e, mi sento d’affermare, ampliabile anche per quanto riguarda altre nazioni, che persone propense a delinquere
battezzino l’Italia quale meta preferibile per via della non brillante efficienza del nostro sistema giuridico. Se poi a ciò aggiungiamo la politica lassista di controllo delle frontiere marittime e la diffusione della pratica del lavoro in nero beh, chiamali stupidi. Per cui ben vengano le espulsioni per chi se lo merita, ma forse si potrebbe alzare ancora, e meglio, la soglia di deterrenza. Meglio anche per chi non abbia nulla da temere: perché se più un confine è labile più si corre il rischio di fare di tutta l’erba un fascio. E allora.
Uno: posta, per quanto riguarda gli extracomunitari, una chiara politica di immigrazione che tenga conto delle esigenze – e successive responsabilità, prego – del mercato del lavoro italiano, più una, ritengo, doverosa e fissata quota di accessi liberi per chi voglia tentar la sorte, gli altri non entrano. E quando dico non entrano intendo che non entrano. Che ne impedisci l’ingresso nelle acque italiane. Se proprio proprio ci si porta dietro dei bei chiattoni, li si trasborda dalle (strategiche) carrette e li si riporta indietro al confine con le acque territoriali da cui sono partiti e livi li si lascia in custodia alle rispettive autorità. Mica potranno rifiutarsi di riprenderseli, no?
Due: gli immigrati rinosciuti colpevoli di un reato li si estrada a forza a scontare la condanna nel proprio paese d’origine e così svuotiamo pure un bel po’ le carceri e loro son contenti che son vicino a casa.