Ricordo un fondo di non so chi sul Corriere che evidenziava uno dei benefici del bipolarismo: poiché ogni schieramento avrebbe presumibilmente fatto riforme di sviluppo a favore del proprio elettorato e tagli nei confronti quello avverso, l’alternanza politica avrebbe garantito sviluppi e tagli di qua e di là. Perfetto no?
Se non fosse che l’ipotesi tace sulla non poca remota possibilità che un governo cancelli del tutto o quasi le misure di quello precedente con l’effetto che i governi si susseguino e noi si resti sempre al palo. Vi è poi un altro problema per nulla indifferente: la volontà di governare, come alternativa alla volontà di ottenere consenso. Che non vuol dire, come ha detto Prodi, scontentare tutti; più semplicemente è sufficiente qualcuno.
Stringendo, nella migliore delle italie possibili: il centrodestra avrebbe dovuto liberalizzare e operare sui baracconi pubblici; il centrosinistra avrebbe dovuto operare sui privilegi delle caste, una per tutte: i notai, (senza però annullare le buone liberalizzazioni del centrodestra) e sostenere le classi più deboli (senza però reintrodurre gli insensati privilegi dei pubblici dipendenti).
Invece
Perché nella situazione in cui ci troviamo e, soprattutto, nella situazione in cui si trova il pubblico impiego
