Sta cosa me l’ero persa, anche se in effetti il Corriere ne parlava ad ottobre. Comunque oggi Carletto Darwin riporta un articolo del WSJ: il governo italiano acquisterà 200 mila forme tra Parmigiano e Grana che poi devolverà in “beneficienza ai poveri”. Costo dell’operazione: 50 milioni di euro. Ma lo scopo principale è quello di aiutare i produttori che, con la crisi, producono ad un costo superiore a quello di vendita – o almeno così sostengono. Che se stavamo a dar retta a tutti le lagne dell’ex presidente della Confcommercio Billè (indagato) avremmo dovuto fare una finanziaria solo per aiutare i commercianti. Quelli dell’operazione ricarico sull’euro.
Un po’ incazzati i poveri: e su che cazzo lo usiamo il formaggio, che non abbiamo di che mangiare?
A questo punto si attende con ansia che il governo risponda al disperato appello dei produttori di grattuge Alessi così, per soli altri venti, trenta milioni di euro, i poveri potranno avere il set completo. Ma e poi? Vogliamo lasciarli senza piatti, posate e tovaglioli? E i bicchieri? Che i poveri devono bere a terra come gli animali? E soprattutto, che i produttori di bicchieri non hanno pure loro la crisi, perdio?
(Il punto è che il Parmigiano ed il Grana, sono alimenti accessori, cazzo. Oltretutto uno non si inventa a farli da un giorno all’altro. Si parla di produttori storici e che i loro momenti d’oro li hanno certo avuti. Che cazzo di diritto hanno più di qualsiasi altra categoria? E questo mentre migliaia di lavoratori – sottoscritto incluso – rischiano di restare a casa da gennaio. Vaffanculo)



