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riforme

19:06giovedì14gennaio2010
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Riformare l’Italia

Riformare l’Italia non significa impossibili tagli alle imposte annunciati e smentiti nell’arco cristologico di tre giorni. Men che meno riforme della giustizia che interessano una sola persona, ma cui beneficeranno solo e tutti i delinquenti. Una riforma menzoniera sin nel nome: non si tratta abbreviare i processi; si tratta di abbreviare la prescrizione. L’effetto sarà quello di ammazzarli, i processi.

Riformare l’Italia significa piuttosto cominciare dalle piccole grandi iniquità. Significa che rinnovare la patente, che comporta cinque minuti di visita farsa di un medico, che costa 20 euro netti, finisce per costarne 100 tra bolli, imposte e chissà che altro.

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00:44martedì6maggio2008
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Consiglio AI Ministri

Cominceranno domani le consultazioni per la formazione del nuovo governo, le cui poltrone son già stabilite eccezion fatta per Giustizia e Welfare, in bilico tra Forza Italia e AN. A tal proposito mi chiedo: ma, ora come ora, che senso ha mantenere in vigore un Ministero della Difesa? Non voglio sminuire il ruolo delle Forze Armate, per quanto una grandissima parte sia assolutamente inutile ed autoreferenziale, ma allo stato delle cose non potrebbe il tutto – e credo peraltro meglio – essere gestito dal Ministero degli Interni? Insomma, mi pare come quando, anziché un Ministro dell’Economia, c’erano il Ministro delle Finanze, il Ministro del Tesoro e il Ministro del Bilancio. Mancava giusto il Ministro della Minchia.

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12:25lunedì15gennaio2007
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Ghostwriter

Volevo scrivere un post, ma poi c’ha pensato Giavazzi.

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17:13sabato13gennaio2007
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Te la do io la riforma

Il Ministro della Giustizia Mastella annuncia l’intenzione di ridurre da 45 a 30 giorni il periodo di sospensione del funzionamento dei tribunali e delle Corti nel periodo estivo. Bene, bravo. Rispetto allo status quo non è poco. Ma non è abbastanza, consci delle terrificanti lungaggini del sistema giudiziario.

Facciam 20 giorni di ferie; spacchettandoli a gruppi di 5, con i weekend, ti puoi fare il tuo bel mesetto di vacanza. Ma che possiate andare tutti insieme mettevelo via subito. Si turna, in modo che gli incarichi sian sempre coperti da qualcuno. Poi, manca personale, mancano mezzi, giusto. Tagliando gli stipendi del 10%, che restan sempre molto cospiqui, si può assumere un nuovo magistrato ogni 10. Facciamo del 15%, più un 5% di nuovi fondi, così compriamo carta, penna e computer per tutti.

Non vi preoccupate di dove dobbiate firmare per accettare. Non dovete. E’ così. Se non vi sta bene, ciao. Quelli che fan la fila dietro di voi vi sostituiranno con piacere.

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14:42venerdì12gennaio2007
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Fase -2

Mission AccomplishedPensioni non subito; slitta il pacchetto Bersani Bis; Ci hanno provato, ma si sono fermati gongola Giordano. Ma allora che cazzo l’han fatto a fare il vertice di Caserta? Ah, sì. 100 miliardi di euro per il Sud.

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10:19mercoledì19luglio2006
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Froci col culo degli altri

A due settimane dal dirompente pacchetto Bersani è il pacchetto stesso a cominciare a dirompersi. Han cominciato i taxisti. In seguito agli scioperi, al blocco del traffico e a qualche pestaggio è parziale dietrofront. In quali termini non ho ben capito, ma visti i festeggiamenti da campioni del mondo presumo più vantaggioso per loro che per i cittadini.

Ah, a proposito di taxi. Mi è toccato di doverne prendere uno stamattina. Arrivo alla piazzetta di sosta a Porta Vescovo, ma quello che c’è sta per partire. Però, cortese, mi dice che segnala la mia presenza ad un collega. Dopo quasi dieci minuti un taxi arriva. Peccato che con il il tassametro già acceso e il supplemento radiotaxi. Quale onestà. Certo, sarà stato avvisato dal collega, ma io non ho chiesto di farlo. E mettiamo il caso che io fossi andato via e al mio posto ci fosse stato un altro. Cos’è non gli avrebbe fatto pagare il supplemento? Sicuro, ma poi scusa, mica ho dato i miei dati o cosa, come poteva sapere che io ero io? Anche perché non ero proprio lì davanti, ma mi ero spostato all’ombra dei giardini. L’ha preso per assunto. In malafede.

Chiusa la vertenza taxi si apre quella farmacie. Esiste una differenza fondamentale tra taxisti e farmacisti. Il taxista lo si fà per mestiere, il farmacista no. Cioè sì, ma no. Insomma: ci sono professioni che sono solo professioni, altre che sono – dovrebbero essere – missioni. Certo, la distinzione non è così dicotomica. Però non ce lo vedo uno a fare il taxista, il conducente d’autobus, il muratore, per vocazione, nel senso alto del termine. Lo fa per campare. Altre professioni invece, per natura o oggetto, hanno una componente in più. Tipo, appunto, quelle che ruotano intorno alla salute: dottori, infermieri, farmacisti. Lo scopo primario è l’essere al servizio del malato. Poi se ci guadagni e guadagni bene, bene. Ma poi. Non prima. Poter vendere i farmaci da banco anche nei supermercati, comunque sotto la supervisione di un laureato in farmacia, è un servizio aggiuntivo al malato, quindi è giusto punto. Chi sciopera contro questa possibilità quindi non lo fa per interesse del cittadino, ma per interesse delle sue tasche. Come dire che con il giuramento di Ippocrate ci si pulisce il culo.

Infine una considerazione sugli avvocati, ancora in corso lo sciopero di dodici giorni. E’ stupefacente. E’ l’unica professione al mondo che anche in sciopero riesce a ladrare. Perché sti dodici giorni mica te li scalano dalla parcella. Solo saltano le udienze, contribuendo magari ad avvicinarsi alla sempre tanto agognata prescrizione. Bel modo di vincere, per scadenza del tempo. E notare che anche l’avvocatura dovrebbe essere una di quelle professioni – missioni.

Dei notai, infine, ci sarebbe da dire che non ci dovrebbe essere da dire: semplicemente non ci dovrebbero essere.

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18:28martedì10agosto2004
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Riforma dello Stato: Sistema Unicamerale

Una riforma dello Stato che tenga conto di esigenze locali non è semplice. Tutto sommato il sistema attualmente in vigore non è male. Tuttavia la devolution leghista rischia di complicare e non perfezionare il sistema.

L’idea di un “Senato delle Regioni” avrebbe un sincero senso federale se fosse perfetta rappresentanza delle politiche regionali. Ma allora, più che un elezione diretta, che porterebbe ad una spartizione dei seggi tra i due poli, sarebbe più calzante la designazione diretta e totale dei senatori da parte degli stessi governi regionali: ogni maggioranza regionale cioè, conquisterebbe tutti i seggi spettanti alla propria regione, in modo che non possa verificarsi un’ipotetica paradossale opposizione tra il governo regionale e la sua rappresentanza nel Senato Federale.

Ciò però potrebbe, oltre a togliere a tale camera la designazione diretta, generare in essa una maggioranza opposta a quella della prima. Tale situazione potrebbe funzionare unicamente se compiti e prorogative delle due fossero perfettamente delineati, pena l’ingovernabilità dello Stato, il che non può essere concesso. Si dovrebbe quindi tracciare una perfetta linea tra i poteri delle due camere. Ma ciò significherebbe trasferire pieni poteri costituzionali alle regioni, e non più “semplici” deleghe. Dobbiamo allora chiederci se l’Italia è pronta per una svolta del genere.

La risposta è semplice: no. Lo spirito di patria già è traballante, rinforzato unicamente durante parentesi di comuni successi o lutti. Tale riforma, temo, oltre ad essere tecnicamente complessa, diluirebbe ancor maggiormente la coesione nazionale. E d’innanzi ad un futuro che viceversa chiede maggior compattezza, tale situazione ci indebolirebbe.

Esiste però una alternativa che possa far convivere in qualche modo esigenze nazionali e locali e che sia sinceramente democratica.

Abbandonare anzitutto il bicameralismo praticamente perfetto, che allo stato delle cose non ha alcun senso di esistere, e introdurre un unicameralismo che inglobi concretamente le esigenze locali. Il nome di tale camera sarà Senato della Repubblica.

Saranno impedite o comunque fortemente ostacolate le candidature paracadutate dall’alto, legando concretamente il rappresentante al territorio tramite il requisito di almeno 2 anni e 6 mesi di residenza e domicilio in loco; cioè una presenza effettiva e non tecnica al solo fine di potersi candidare. Va da sé che chi dovesse entrare in Parlamento, a posteriori non potrebbe ovviamente dimorare 24×7 ove candidatosi. Ma resterà legato al territorio in forza dell’obbligo di un giorno di udienza agli elettori in loco d’elezione. Comprendo che tale norma potrebbe risultare scomoda per chi, per necessità personali, avesse in mente un trasferimento. Ma, vista la delicatezza e l’importanza dell’incarico pubblico, il candidato dovrà essere porre necessariamente in secondo piano le esigenze personali, se vuole accollarsi tale investitura.

Il numero dei senatori sarà funzionale alla popolazione regionale, in numerosità di 1 ogni 100.000 abitanti, assunto il bilancio demografico ISTAT, persi i resti, in modo da rappresentare effettivamente il peso demografico e quindi il principio democratico. I senatori saranno eletti su base provinciale, sempre in numerosità di 1 ogni 100.000 abitanti. I seggi restanti, posti tutti i resti demografici provinciali, saranno assegnati, a scalare, a partire dalla provincia il cui resto sia più alto.

Vediamo un esempio, nel Lazio:

Provincie Popolazione Seggi (netti) Resto Pop. Seggi (resto) Seggi (totale)
Viterbo 295.702 2 95.702 (1°) 1 3
Rieti 151.782 1 51.782 (4°) - 1
Roma 3.758.015 37 58.015 (3°) 1 38
Latina 512.136 5 12.136 (5°) - 5
Frosinone 487.504 4 87.504 (2°) 1 5
5.205.139 49 3 52

dati al 31/12/2003

Il Lazio ha una popolazione di 5.205.139 abitanti, ergo elegge 52 senatori. Essi sono eletti su base provinciale. Il primo calcolo, netto, da un totale di 49 senatori. I 3 restanti sono attribuiti, in ordine discendente, alle provincie con il maggior resto di popolazione tolti i multipli di 100.000 (cioè il numero netto di senatori). Nello specifico i 3 mancanti sono quindi attribuiti a Viterbo, a Frosinone, a Roma, giungendo al totale regionale di 52.

Questo quindi la composizione del Senato della Repubblica allo stato attuale:

Regione Popolazione Senatori
Valle d’Aosta 122.040 1
Piemonte 4.270.215 42
Lombardia 9.246.796 92
Liguria 1.577.474 15
Veneto 4.642.899 46
Trentino – Alto Adige 962.464 9
Friuli – Venezia Giulia 1.198.187 11
Emilia – Romagna 4.080.479 40
Toscana 3.556.071 35
Lazio* 5.205.139 52
Umbria 848.022 8
Marche 1.504.827 15
Abruzzo 1.285.896 12
Molise 321.697 3
Campania 5.760.353 57
Puglia 4.040.990 40
Basilicata 597.000 5
Calabria 2.011.338 20
Sicilia 5.003.262 50
Sardegna 1.643.096 16
Totale 57.888.245 569

Per colmare il resto tra il numero di senatori teorico (578) ed il numero calcolato su base regionale (569), ogni governo regionale nominerà 1 senatore aggiuntivo (potrebbe essere lo stesso governatore regionale), portando il totale a 580.

La camera così costituita avrà un effettivo senso federale, rappresentando concretamente la densità demografica, e perfezionando quindi il principio democratico.

Sarà introdotto un ulteriore principio di verifica democratica: la fiducia di metà mandato. A metà legislatura, avendo avuto tempo per ponderare la bontà dell’operato dell’esecutivo, gli elettori saranno chiamati a rinnovare la fiducia al governo, tramite un secco sì/no. In caso di sfiducia, le camere sciolte e si andrà a nuove elezioni politiche.

Un grazie a .mau. che mi ha fatto notare la piccola dimenticanza della Regione Lazio nel conteggio totale. Potrei tentare di discolparmi sfacciatamente, imputando l’errore ad una manomissione nottetempo di un leghista avverso a Roma ladroma.

Fratelli d'Italia 5.0 © 2003 - 2008 by Domiziano Galia.