E’ polemichetta sulla questione del 6 rosso in pagella. Ovvero un 6 che non è 6, ma per evitare di bocciare il ragazzo per una sola materia, lo si promuove, ma glielo si fa notare. Son dieci anni che ogni governo riforma la scuola, un passo avanti ed uno indietro, e solo esclusivamente per quanto riguarda la forma. La summa del riformismo formale è stata l’introduzione del liceo coreutico, termine che pure l’Accademia della Crusca aveva dichiarato in disuso prima che la Moratti lo reintroducesse perché artistico faceva troppo fattoni di sinistra. Il tutto, dimenticandosi del tutto dell’aspetto principale, la formazione dei docenti, sorvolando sulla farsa della SISS.
scuola
Cos’hai preso in storia? Un 7+ indaco con sfumature aranciate e un pizzico di grigio
Il figlio di un qualsiasi, semplice cittadino
All’esame di maturità la prima volta l’hanno segato. Siccome l’hanno segato anche alla seconda allora, come farebbe il figlio di un qualsiasi, semplice cittadino, Renzo Bossi, figlio del leader leghista Umberto Bossi, ha fatto ricorso al Tar.
Ma non c’è stato bisogno che il tribunale si pronunciasse perché la commissione è stata riconvocata da un ispettore del Ministero dell’Istruzione, come sarebbe successo per il figlio di un qualsiasi, semplice cittadino, ed ha deciso di permettergli di ripetere la maturità per la terza volta.
Ora, mi chiedo, e se Renzo Bossi venisse segato per la terza volta? Il governo manderebbe l’esercito o promulgherebbe una legge per dargli la maturità d’imperio, come farebbe per il figlio di un qualsiasi, semplice cittadino?
Update: E s’è fatto segare per la terza volta. E ora? Ripeterà l’esame, normalmente, per la quarta volta, o dobbiamo aspettarci che si muova il Parlamento intero per salvare il somaro? Si può dire, alla terza bocciatura, che uno sia un somaro, no?
Giurerei di averlo visto anche a Geo & Geo
Spero che le proteste contro la riforma Gelmini si spengano rapidamente perché non sopporto più di vedere, in ogni programma che dio manda in terra, quell’arrogante faccetta di merda (ovvero futuro assicurato nel partito) del rappresentante degli studenti delle libertà, quel Tiberio Timperi dei poveri – come se l’originale fosse merce per ricchi – presente no?
Sette in condotta
Dopo un giro durato dieci anni di riforme astruse si torna finalmente ai voti in pagella. Dico finalmente perché si era arrivati all’assurdo che per non ferire la sensibilità degli studenti la valutazione era espressa con un mmm
di approvazione ed un mmm
di disappunto, ma lieve, appena percepibile che vuoi mai che gli studenti si sentissero a disagio (e difatti si dicono traditi
da questa riforma).
Beh, quando ho fatto la scuola io i voti c’erano eccome eppure nessuno s’è mai sparato per un 4. C’erano ed erano pure stretti, tant’è che mi rodeva un po’ leggere i risultati di altre scuole dove fiorivano a tappeto 8 e 9 a tutti. Che da noi un compito perfetto non significava 10. ll voto era rapportato alla difficoltà del compito stesso. Strappare un 8 era già un’impresa. Solo in quinta qualche 10 è calato, ma giusto perché i compiti erano di una difficoltà mostruosa che, a ripensarci, mi metterei le mani nei capelli. E poi, a parte la soddisfazione personale, il bello dei voti era un confronto, sano ed avvincente, con i compagni di classe, che ti ispirava a fare meglio. Toglierli è stato di un’ipocrisia assoluta, visto che poi la vita è concorrenza, e ben peggiore di quella scolastica.
Ecco, non nascondiamoci che una buona fetta di responsabilità del grigiume scolastico del non voto è da imputarsi alla famiglia
, pronta a strillare coi professori per un 5 in pagella, che mica poteva macchiarsi dell’onta il proprio cocchino, senza preoccuparsi minimamente del merito del voto.
D’altra parte, ben venga il ritorno dei voti, ma il vero problema della scuola – ed è un problama grave – è piuttosto la didattica e soprattutto il corpo docenti. Che basta un professore incompetente a far saltare il senso delle votazioni. E per quanto l’uscita del Ministro dell’Istruzione Gelmini sui professori meridionali possa essere stata infelice, non si può negare che la scuola, ed il pubblico impiego in generale, siano sempre stati un importante bacino di collocamento per il Sud Italia, secondo una logica del tutto slegata dalle reali attitudini dei candidati. Non che al Nord la situazione sia granché migliore.
Il fatto è che, sostanzialmente, ben pochi professori lo sono perché in loro ardeva il sacro fuoco dell’insegnamento. C’hanno pure ragione, visti gli stipendi da fame che hanno. E poi com’è che dice l’adagio, che chi non sa, insegna, no? Insomma il vero punto dove colpire è quello. Ma voi andateglielo a dire che da domani i bravi restano e gli altri a casa, anche se scaldano la sedia da vent’anni.
Nutro ben poche speranze sulla possibilità di un Rinascimento scolastico. Richiederebbe palle d’acciaio. Ma vedrete che anche il governo più solido della storia repubblicana glisserà, perché la cura, necessaria, è troppo dolorosa – e quale non lo è? – o perché, più semplicemente, alla fine gliene fotte gran poco.
Grifondoro e Serpeverde
Vedi? Una proposta del genere te l’aspetti dalla sinistra, ma evidentemente Fioroni era troppo preso a farsi delle pippe. L’ha lanciata Gabriella Gianmarco (PdL) e l’ha ripresa dal Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini: reintrodurre il grembiule nelle scuole per promuovere il decoro e lo spirito di appartenenza.
Ora non è che tanto che io trovi indecoroso che le ragazzine vadano in giro coi pantaloni a vita bassa e, ammettiamolo, mica vengono da marte, sono i signori della moda che le vogliono vestite da troie a tredici anni e vi sfido a smentirmi. Trovo, appunto, indecoroso questo mercimonio che sfrutta i ragazzini e costringe i genitori ad adeguarsi, che stateci poi voi in classe coi fighetti a sfottervi perché non hai la cintura di Dolce & Gabbana.
Ovviamente non si tratterebbe di grembiule blu / grembiule bianco, ma di una vera e propria e fica divisa scolastica, come si usa in giappone, nei college anglosassoni. Ecco, ed in tal senso, ci sarebbe molto da prendere da quei sistemi scolastici. Non ci vuol tanto. Basterebbe copiarli spudoratamente.
Punirne cento per educarne cento
Anch’io penso che le due maestre che han condannato a caso un’alunna della classe a pulire un water sporcato da un ignoto alunno della stessa abbiano sbagliato. Ma per una motivazione, forse, meno superficiale. Non è il non aver punito il vero colpevole. E’ averne punito uno solo. Punire una persona a caso è molto italiano. E’ la logica del furbo che la fa franca e del coglione che ne paga le conseguenze.
Molto meglio sarebbe stato punire tutta la classe e chi non è figlio unico sa benissimo che significhi. La rappresaglia è un triplice successo: il colpevole è punito; chi è stato zitto impara che stare zitto non paga; gli innocenti si risentiranno, insieme, nei confronti del colpevole, mentre nella configurazione “uno per tutti” l’innocente si trova in minoranza sia nei confronti del colpevole che dei “neutrali”.
Per come la vedo io, poi, il problema non si dovrebbe nemmeno porre: come già in giappone, dovrebbero essere gli studenti stessi a far a turno le pulizie della scuola. Vuoi mai che imparino un po’ il rispetto per la cosa pubblica.
Se non siete figli unici dovreste sapere che in famiglia, se l’autore di una marachella non si palesa o non viene delato, non sia insolito che i genitori puniscano in blocco tutti i figli. La rappresaglia è un successo sicuro: il colpevole è punito e gli omertosi imparano che l’omertà non è una cosa buona.
Ma perché è stampato in dodecacromia
Considerando che potrei prendere uno dei qualsiasi libri di testo scolastici a caso, confrontarlo con il corrispettivo di quando andavo a scuola io e non trovarvi alcuna rilevante differenza vorrei mi si spiegasse il perché non già di un aumento del 5% annuo del prezzo, ma di un aumento. Qualsiasi.
Usuràti
Nel fantasma del dibattito sulla riforma delle pensioni c’è un punto sul quale Rifondazione Comunista pare non intenzionata a cedere in alcun modo: la tutela dei lavoratori addetti ad impieghi usuranti. Ed io dico assolutamente sì: già faticano a campare facendo, non giriamoci attorno, i lavori più umili e meno soddisfacenti. Che almeno si possano godere il meritato riposo. 30 anni di lavoro e poi, ovviamente se vogliono, a casa.
Il problema qual’è? E’ identificarli questi lavori usuranti. Per alcuni, vedi ad esempio alla voce fabbrica, non ci sono dubbi. E’ a questo punto che il Ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero prende alla lettera la sua carica e parte per la tangente:
Chi fa un lavoro usurante, che sia fare il vigile urbano a un incrocio, o la maestra in una scuola materna, o l’operaio di linea, francamente è difficile dire se uno è più usurante dell’altro…”.
Santa Madonna. Questo ha visto troppi film guarda che ti sbatto a dirigere il traffico
. Vigili urbani agli incroci ne avrò visti si e no cento in più di diecimila giorni di vita. E – peraltro – quando ci sono fan più casino che senza. E come mai, se è un lavoro tanto tremendo, ai concorsi ci sono cento e passa candidati per ogni posto disponibile?
Ma è sulle maestre che mi giran proprie le balle. Poverina la maestra. Oh, che sia faticoso concordo. Ma il modo in cui lo dice pare più significare sai che due coglioni con quei marmocchi
. Ovvero l’esatto opposto di come quel lavoro dovrebbe essere visto e, soprattutto, vissuto. Caro Ferrero, della fatica lasci che se ne preoccupino le maestre. Le si preoccupi piuttosto che ci siano buone maestre e non paracule o scaldasedie.
Anche io, però. Dovrei essere un po’ più comprensivo. A sentire certe stronzate, parlando in generale s’intende, si capisce chiaramente che il lavoro del politico deve essere davvero tanto tanto usurante, visto come il cervello va in pappa. Il più usurante di tutti direi, visto che appena dopo due anni e mezzo di lavoro si acquista il diritto ad un vitalizio.
Imparare meno (?), imparare meglio
Gli Stati Uniti reintroducono la possibilità per le scuole pubbliche di adottare classi single sex. Secondo il ministro dell’Istruzione la ricerca ha dimostrato che alcuni studenti possono imparare di più in ambienti educativi single sex
. A parte che vorrei tanto sapere quale ricerca, cosa vuol dire alcuni studenti? Il 50%? Il 10? L’1? E cosa vuol dire di più?
Io ho fatto medie solo maschili, superiori praticamente ed università quasi. Forse può essere che io abbia imparato di più, ma di certo posso garantirvi sulla mia pelle che si impara molto meno a stare al mondo.
