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20:41mercoledì19settembre2007
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Una cosa da non fare, un esempio da non imitare

Nicola Ravasio, il testa di cazzo che domenica, durante Juventus – Udinese, ha lanciato un petardo, è stato immediatamente fermato dagli altri tifosi portato via e condannato per direttissima ad un anno di carcere (pena sospesa) e tre di interdizione dagli stadi, dice di essersi pentito. Che ha sbagliato, ma che non pensava di fare una cosa pericolosa. E dice che non è giusto che quel tifoso l’abbia schiaffeggiato davanti a tutti. Che è stata una cosa da non fare, un esempio da non imitare. Capite, il pentito?

Io dico che un bel cartone in piena faccia sarebbe stato ancora meglio. Dico che mi rimangerei tutto ciò che penso della Juventus se mandasse un chiaro e forte segnale indicando ufficialmente il Ravasio quale persona non gradita alle proprie partite e il tifoso che l’ha schiaffeggiato quale esempio da imitare. Con un bell’abbonamento gratis a vita, magari.

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16:20mercoledì1ottobre2003
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Il calcio in bocca

Ieri sera Report ha colpito nuovamente. Il tema della puntata era il presunto uso di sostanze dopanti nel mondo del calcio. Che poi è presunto unicamente per coloro i quali abbiano una mente homeriana. Fortunatamente il calcio è lo sport, la notizia e l’evento in assoluto più seguiti da una grande parte di italiani. Tanti altri poi ne seguono gli sviluppi, anche se non lo divinizzano. Sarebbe un buona stima dire che interessi l’85% dei cittadini maschi tra i 10 e gli 80 anni ed una qualche meno nota percentuale di cittadine.

Tanti italiani che sopiscono quotidianamente si risvegliano improvvisamente quando si parla di calcio, e sono capaci di sottigliezze tecniche, previsioni di mercato e memoria di ferro che fanno sentire il sottoscritto un Ramidus Cababba Cababba. Ma ciò gioca a mio favore: così ferrati e padroni dell’argomento non potranno NON sapere che nel calcio circolano sostanze dopanti! I tifosi juventini intervistati da Report ieri sera l’hanno tutti ammesso; l’ultimo ha addirittura calato un condono tombale sulla questione: ai tifosi non interessa che i giocatori si dopino o meno.

Ecco la questione: i tifosi sono pronti a ribellarsi se l’arbitro di turno concede o meno un rigore, sono pronti a scendere in piazza, alcuni anche pronti a picchiare. Ma non fanno assolutamente nulla per la questione doping. Si sa, ma non se ne sanno i particolari. Tanti tifosi così preparati intervistati ieri sera e nessuno ricordava del processo per doping alla Juve, aperto nel 2001 e non ancora conclusosi. E’ stato estremamente divertente vedere Alessandro del Piero, davanti ad un giudice che gli poneva alcune scottanti domande, rispondere Devo andare, il mio tutor mi aspetta (erano i gloriosi anni CEPU). Ai giocatori nemmeno interessa troppo l’argomento, anche se, visto l’aumentare di ex-atleti che soffrono di morbo di Gehrig, forse dovrebbero cominciare a rifletterci sopra. Di contorno anche le truffe legate al calciomercato, prezzi gonfiati, cessioni di giocatori, qualunque cosa insomma permetta di gonfiare le tasche delle società calcio.

Una soluzione? A me pare estremamente semplice: secondo le società di calcio il doping non esiste. Bene. Allora nulla possono avere da obiettare o temere a controlli a tappeto, giusto? Dopo ogni partita si prendono metà dei giocatori per ogni squadra e li si controlla. In caso un giocatore venga scoperto positivo, sospeso per 10 giornate, tolti 6 punti alla squadra, e una bella ammenda da 150000 euro. E non si obietti se lui si dopa non è colpa della squadra. noi non sapevamo. A parte il fatto che è un insulto alla mia intelligenza, la squadra deve essere responsabile per i comportamenti dei propri giocatori. Per ovviare a incidenti di questo tipo potrebbe facilmente effettuare da se i controlli pre-partita e non schierare giocatori positivi.

Ma esiste un’altra via: legalizzare tutte queste sostanze e lasciare che i giocatori si affrontino con l’ultimo ritrovato chimico in corpo che trasforma in superuomini. Tutto sarebbe lecito e nessuno potrebbe accusare Moggi e soci di nulla, per lo meno in questo settore.
Poi, se dovesse capire che i giocatori comincino a morire sul campo a metà del secondo tempo, così è la vita. Avrebbero potuto parlare quando era concessa loro facoltà. Facoltà che hanno tutt’ora. Ma troppo accecati dai danarosi guadagni in cambio di una modesta fatica e di molto divertimento, non mettono in conto possibili ricadute sulla propria salute nel corso del lungo tempo. Tant’è.

Per quanto riguarda i tifosi, se ogni tanto facessero sentire la propria voce, manifestando per un maggior rigore morale nel calcio affinché torni uno bello e sano, cambierebbero essi stessi le sorti dello sport tanto amato: un paio di domeniche nessuno allo stadio, nessuno davanti a Sky, Rai o Mediaset, nessuno a comprare la Gazzetta ed i potenti comincerebbero a sentir tremare le proprie poltrone.

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